Il Viaggio del caffè – El Bosque 2015

Il Viaggio del caffè – El Bosque 2015
9 aprile 2015 shadhilly-admin
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“Dia de cosecha” – Giorno di raccolta del caffè

“Il caffè è pronto!”…Mi sembra di risentirlo nelle orecchie tutte le volte che mia madre lo prepara.

“Il caffè del Bosque è pronto!” Ora ci siamo, possiamo dirlo. Tanto lavoro, tante persone, tanta fatica, tanta passione che con cura e cautela viene racchiusa in quei grandi sacchi di iuta con su scritto “exportación 2015” (trad: esportazione), che vengono ammassati l’uno sopra l’altro nella cooperativa, quasi a formare una montagna.

È qualcosa che parte da lontano e che ancora deve fare migliaia di chilometri. Una strada, un mormorio di voci al mattino che si alza piano piano attraverso gli scoscesi terreni del Bosque. È un canto che qualcuno abbozza durante le lunghe giornate di raccolta, è il rumore della terra e della natura che ci circonda. Sale piano e sembra dirci che tutto ha il suo tempo, tutto si sviluppa con i suoi ritmi.

Qualcuno ride, qualcun’altro sbuffa di fatica per trasportare un sacco pieno di bacche rosse fino al luogo dove avviene la pesa, così per giorni. È una pioggerellina pomeridiana, che rinfresca l’aria e che avvisa tutti, uomini, donne e ragazzi che la giornata è terminata. Si torna a casa, ci si lava, si mangia un “pan” e si beve una tazza di caffè prima di andare a letto; perchè domani è nuovamente un giorno importante per queste persone, è un “dià de cosecha” (trad: giornata di raccolta).

Mi sembra di stare con loro e di partecipare a questo viaggio del caffè. Vedo i movimenti delle mani che staccano le bacche, che annodano i sacchi e che li mettono su pickup sgangherati; lavoratori stagionali provenienti dagli altipiani dai vestiti multicolori; vedo la strada di terra battuta, intorno a me tutto è di un verde intenso; un cane gironzola in cerca di cibo, i bambini guardano e corrono via; El bosque è un viavai di persone, è un mondo!

I sacchi di caffè immagazzinati.

I sacchi di caffè immagazzinati.

I sacchi aumentano dentro la sede della cooperativa, la prima parte del raccolto processato è ammassato su delle tavole di legno grezzo e alcuni bancali trovati chissà dove. Bisogna stare attentissimi a mantenerlo il più neutrale possibile, un chicco assorbe voracemente odori e sapori con i quali può venire a contatto, bisogna curarlo! I soci della Nueva Esperanza ce lo hanno sempre detto e continuano ora più che mai a ripetercelo: “el cafè es verte pero para nosotros es oro!”e capisco il perchè. (trad: il caffè è verde ma per noi è oro).

Il caffè immagazzinato deve essere trasportato dalla sede della cooperativa fino al “cruce” (trad: incrocio) dove verrà caricato nel container e da lì trasportato fino al porto. Sembra una cosa banale, ma in realtà è tremendamente difficile. El Bosque si trova in cima ad una montagna e le uniche due strade di collegamento sono quasi sempre in pessime condizioni per un fuoristrada, figuriamoci per un camion di venti anni fa. Bisogna trovare il giorno migliore, conoscere perfettamente i punti più dolci della strada per evitare di precipitare in qualche burrone e sperare di non fare brutti incontri lungo il cammino. Il viaggio del caffè è una storia incredibile, a tratti un romanzo d’avventura; ci sono momenti difficili ed altri divertenti.

Il camion della Cooperativa davanti alla sede.

Il camion della Cooperativa davanti alla sede.

Il sole è ancora alto e ci prepariamo a partire, il camion arranca un po’, poi il motore comincia a girare a pieno ritmo, ci siamo, si và. Ai bordi della strada alberi di pino e bananeti, piante di bourbon e avocadi; superiamo la prima casa e un cane ci corre dietro abbaiando per diverse decine di metri, poi desiste. Oltrepassiamo la casona di Doña Mercedes e ci apprestiamo a superare un punto della strada che è franato; si sente l’odore della terra. Alla mia sinistra vedo le vene aperte della montagna, il camion deve procedere piano se vogliamo superare questa parte di cammino; si sale e poi si scende come sulle montagne russe; resto col fiato sospeso fino alla fine, poi un sospiro di sollievo. Dobbiamo ancora arrivare alla “piedrinera” (trad: cava di pietre) sperando che tutto sia al suo posto e fare l’ultimo tratto di strada in discesa fino al punto dove saranno ad aspettarci gli altri soci della cooperativa.

Appena giunti ci scambiamo ridenti pacche sulle spalle consapevoli che il lavoro è ancora lungo. Il caffè comincia ad essere scaricato e riposizionato dentro al container, si forma una vera e propria catena umana, tutti danno mano nessuno escluso. Passano alcune macchine; qui la strada è asfaltata e noi siamo proprio in mezzo, ma nessuno si lamenta; sembra che tutti si conoscano e ci salutano. Il tempo scorre veloce, l’aria è calda e la camicia a mezze maniche è un bagno di sudore. I sacchi da esportazione pesano quasi 70 chilogrammi e la destrezza che i soci hanno nel movimentarli è uno spettacolo incredibile. Ci siamo! Il container è pieno del suo prezioso carico e viene chiuso e domani sarà in viaggio verso il porto di Santo Tomas per essere imbarcato.

Don Neri all’arrivo del container al “Cruce” di Fraijanes

Don Neri all’arrivo del container al “Cruce” di Fraijanes

In questi anni i soci della cooperativa Nueva Esperanza sono riusciti non senza difficoltà a raggiungere traguardi molto importanti nel loro lavoro. Non si pensi al “viaggio del caffè” come ad un semplice trasporto da una parte all’altra dell’oceano, ma ad un rapporto di condivisione e completa fiducia tra persone provenienti da culture distanti. Ed è proprio questa commistione umana e questa voglia di crescere che ha permesso di superare insieme quelle difficoltà organizzative, burocratiche ed economiche che fino a qualche anno fa i soci della cooperativa incontravano nell’andare da El Bosque fino a Citta del Guatemala per richiedere i permessi doganali e compilarli.

I soci della Cooperativa Nueva Esperanza del Bosque a Puerto Barrios

I soci della Cooperativa Nueva Esperanza del Bosque a Puerto Barrios

Oppure penso al camion finanziato da un progetto promosso dalla Regione Marche lasciato inutilizzato per timore di chissà cosa e che invece adesso viene utilizzato per raccogliere gran parte del caffè processato, trasportato dal Bosque fino a Fraijanes lungo un cammino familiare dove putroppo ancora oggi è percepibile la paura di imbattersi in banditi pronti a spararti e derubarti di tutto ciò che hai. Senza dimenticare la “roya” (nome comune del fungo Hemileia vastatrix), che ha distrutto intere piantagioni di caffè e non è stata ancora sconfitta; che ha portato ad una forte diminuzione della produzione e conseguentemente ad un incremento dei costi sostenuti dai soci per sostituire le piante colpite con delle nuove; aiutati anche dalla campagna “Emergenza Roya” promossa da Shadhilly e Mondo Solidale.

Mi immagino una strada tortuosa tra queste splendide montagne che viene percorsa secondo scelte condivise e consapevoli, che racconta la vita di persone che lottano per i propri figli e per la loro comunità. Persone umili che non hanno perduto la voglia di sognare un futuro migliore!