Viaggio in Uganda – Dicembre

Viaggio in Uganda – Dicembre
8 gennaio 2017 shadhilly-admin

UCFA Uganda Coffee Farmers Alliance

1-9 Dicembre 2016

“Emwanyi bwe bugagga!” questo è il motto di UCFA che letteralmente significa “Il caffè è ricchezza”, dove ricchezza ha un significato molto ampio e va da quella economica a quella culturale. Proprio per questo il lavoro di UCFA segue due filoni paralleli ma fortemente legati. Il primo, la formazione di ogni singolo agricoltore affinché conosca bene il proprio prodotto e la propria “azienda familiare”:uganda_dicembre_00

  • perché sappia cosa fare per migliorare la qualità del suo caffè dalla coltivazione alla raccolta, dall’essicazione allo stoccaggio,
  • perché sappia cosa fare per migliorare la redditività del suo terreno, dalle corrette pratiche agronomiche all’utilizzo integrato di fertilizzanti di origine organica e minerale, dalla raccolta dell’acqua piovana alla conservazione dell’acqua di falda,
  • perché acquisisca le competenze utili a gestire nel migliore dei modi la propria azienda agricola, dal punto di vista organizzativo e commerciale, diventando di fatto piccolo imprenditore.

Il secondo, la ricerca di canali commerciali adeguati e la collaborazione con fornitori di servizi a condizioni vantaggiose:

  • relazionarsi anche con grandi esportatori locali, con la certezza della qualità del proprio caffè e la consapevolezza di poterla dimostrare, cambia radicalmente il rapporto e rende possibile un
    “riconoscimento economico” del proprio lavoro,
  • relazionarsi direttamente con alcuni clienti esteri (per il momento pochi) rafforza la posizione di UCFA con gli esportatori locali, ma soprattutto alimenta il sogno di riuscire presto a gestire autonomamente la filiera sino all’esportazione,
  • relazionarsi come gruppo (e questo è un grande gruppo) con gli istituti bancari piuttosto che con i trasportatori, con i fornitori di beni per l’attività agricola piuttosto che di beni di consumo per la famiglia, cambia molto, e rende possibili cose come un prestito altrimenti impensabili.

UCFA è organizzata, come tutto in Uganda, in maniera rigida e strutturata, con ruoli e responsabilità ben definite, perciò funziona ed è trasparente e questo rende il lavoro di ciascuno ugualmente importante. L’elemento base sono i Soci (circa 54000 famiglie di piccoli coltivatori), un gruppo di 25-35 soci/coltivatori compongono una PO (Producer Organization), in questo momento sono 1668 e ciascuna copre di solito l’area di un villaggio, hanno un leader eletto e i compiti principali sono:

  • organizzare la logistica della formazione proposta e la mobilitazione affinché tutti i componenti del gruppo vi partecipino,
  • organizzare la raccolta del caffè per la verifica della qualità e l’eventuale trasporto sino al deposito del DC (vedi di seguito),
  • accogliere le richieste di adesioni di nuovi soci, trasferendole a UCFA con le proprie considerazioni sul richiedente,
  • gestire un piccolo “Demonstration Garden”, dove gli agricoltori vengono formati sul campo alle Buone Pratiche Agronomiche.

uganda_dicembre_01Un gruppo di circa 20 POs costituisce un DC (Depot Committee), in questo momento sono 82 distribuiti in 9 Distretti dell’Uganda, con un direttivo e un leader eletti dall’assemblea locale di tutti i POs, il leader eletto sarà anche il loro rappresentante presso l’assemblea generale di UCFA. Un DC, che di fatto è una Company indipendente, può gestire in maniera autonoma le proprie attività
commerciali e raccoglie un’area che nei loro documenti viene denominata “Parish Level”, la Parrocchia, un’area quindi locale ma di grandi dimensioni. I compiti principali di un DC sono:

  • coordinamento delle attività di formazione nei vari POs,
  • controllo qualità del caffè e suo eventuale (caso affatto raro) rigetto,
  • organizzazione logistica del trasporto del caffè Kiboko (nome che si usa in Uganda per la bacca di caffè essiccata al sole, dalla quale, attraverso una sorta di trebbiatrice, si estrarranno i chicchi) dai DCs agli impianti di lavorazione e da qui ai magazzini dell’esportatore,
  • gestione di tutta la documentazione che renda tracciabile ogni passaggio di caffè e di denaro tra i vari soggetti coinvolti.

Al di sopra di tutta questa organizzazione c’è UCFA, che opera a livello nazionale con una Assemblea Generale aperta a tutti , ma in cui hanno diritto di voto solo i leaders eletti nei vari DCs, un Consiglio di Amministrazione e un Direttore Esecutivo. I compiti principali di UCFA sono:

  • coordinare le attività dei vari DCs, garantendo trasparenza, democrazia, uniformità delle attività sia agricole che commerciali;uganda_dicembre_03
  • cercare sbocchi commerciali per il caffè e stipulare accordi con buone condizioni economiche per i produttori;
  • stringere alleanze con altre organizzazioni locali ed internazionali, cercare fondi per finanziare la formazione di ogni singolo agricoltore e per la fornitura di strumenti ed attrezzature che
    possano agevolarlo nel suo lavoro;
  • fare accordi con fornitori di beni e servizi che possano risultare vantaggiosi per tutti i soci;
  • avere un ruolo di rappresentanza a partire dalle istituzioni locali.

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Questa è in sintesi la presentazione di UCFA emersa durante i racconti, gli incontri e le visite di questi giorni passati in Uganda. I giorni effettivi sono stati sette, di cui il primo passato per metà a lasciare (cosa non facilissima) l’albergo che mi avevano prenotato (non avevano ancora capito con chi avevano a che fare) e trovarne un altro più adatto ai miei standard e alle mie tasche.  Altri tre giorni sono trascorsi tra gli uffici di UCFA e Ibero (Ibero è l’esportatore locale, che fa parte del gruppo Neumann Kaffee, con il quale ci relazioneremo per le questioni commerciali). Questi giorni li ho passati prevalentemente con:

  • uganda_dicembre_05Antony, Direttore Esecutivo di UCFA, che mi ha raccontato storia, organizzazione, attività e progetti futuri di UCFA; mi ha inoltre, di volta in volta, presentato i soci dei vari DCs che arrivavano a scaricare il loro caffè, sempre in gruppo per accertarsi che tutto andasse bene. Ho così potuto parlare con diversi soci e vedere concretamente la consegna, la verifica della qualità e la preparazione dei vari documenti per rendere tracciabile ogni passaggio.
  • Stefan, il Responsabile Uganda della Fondazione Neumann, che mi ha illustrato tutte le attività che la fondazione finanzia per sostenere progetti come quello di UCFA. Incentiva una maggior qualità del caffè e una maggior produttività delle fattorie, per migliorare il livello di vita dei contadini, con particolare attenzione alla formazione tecnica (buone pratiche agronomiche, attenzione all’ambiente, cambiamenti climatici, organizzazione aziendale) e alla formazione umana (uguaglianza uomo-donna, lavoro minorile ed educazione scolastica, educazione igienica e sanitaria).
  • uganda_dicembre_07Eugene, Direttore Commerciale Acquisti per Ibero che mi ha spiegato e mostrato come, dopo anni di conoscenza, il caffè consegnato dai soci UCFA e quello consegnato dagli intermediari classici, prendano all’interno di Ibero strade diverse, come il minor lavoro necessario vista la miglior qualità del caffè consegnato si trasformi per UCFA in un prezzo più vantaggioso.

Ho assistito ai campionamenti, rigidi e regolari , che vengono effettuati su ogni sacco in ingresso e ai test che nella Sample Room determinano l’accettazione del lotto ed eventualmente il prezzo di acquisto. Da Eugene ho anche avuto i campioni di arabica e robusta che ho riportato in Italia e i contatti in Europa per l’eventuale nostro interesse al loro caffè.

uganda_dicembre_08Altri tre giorni li ho trascorsi, sempre insieme ad Antony, visitando alcuni DCs e i terreni di alcuni soci nei distretti di Nakaseke, Mityana e Luwero. Abbiamo incontrato e parlato con molte persone e alcuni temi e alcune considerazioni sono state ricorrenti come:

  • “quello che UCFA chiede ai propri soci è impegnativo ma ne vale la pena”
  • “ora sappiamo cose sul caffè che neppure immaginavamo”, passare dal Kiboko al FAQ (Fair Average Quality è la denominazione per il grado di lavorazione e qualità del caffè verde pronto per l’esportazione)
  • “ci chiedono qualità ma ci aiutano ad ottenerla” (formazione teorica e pratica, acquisto collettivo di piantine e attrezzature)
  • “ci pagano un prezzo più alto del mercato e molto più alto degli intermediari” (20-25% in più del mercato)
  • uganda_dicembre_09“prima eravamo solo coltivatori adesso siamo imprenditori” (non solo conoscendo e migliorando il caffè ma aggiungendo altre piccole attività di agricoltura e allevamento che integrano dieta e reddito familiare)
  • “insieme possiamo fare delle cose che da soli non potevamo neanche sognare” (essere imprenditori, chiedere un prestito in banca, dare un’istruzione ai propri figli, curarli, sistemare la propria casa)

Nel DC di “Kikawa Farmers Company” abbiamo anche approfondito il tema della qualità e della trasparenza. La qualità di ogni sacco di caffè, portato da un coltivatore presso il DC, viene valutata in base ai seguenti parametri:

  1. uganda_dicembre_10grado ed omogeneità della maturazione;
  2. tipo e omogeneità dell’essicazione: a terra, su teli, su letti;
  3. tipo di stoccaggio: sacco di juta o di plastica, appoggiati a terra o sollevati, in locali asciutti o no;
  4. grado di essicazione entro i limiti: misura dell’umidità.

Sulla base di questa valutazione il caffè viene accettato oppure no. Se il problema riguarda solo un non corretto grado di essicazione il caffè viene rigettato ma può essere ripresentato alla consegna seguente, se invece il problema è più grave e rischierebbe di compromettere la qualità dell’intero lotto, viene riconsegnato al coltivatore che dovrà tentare di venderlo in altro modo.

Un’altra verifica che viene spesso proposta ai coltivatori, anche se non pregiudica l’accettazione del caffè, è il Test della Resa, cioè dimostrare praticamente ai coltivatori come una buona qualità, secondo i parametri detti sopra, significa anche una maggior quantità vendibile. Un kg di Kiboko di qualità accettabile ma non elevata darà circa 500g di FAQ, la stessa quantità di Kiboko ma di qualità elevata può dare 600g di FAQ. Questo test rende maggiormente consapevoli i coltivatori dell’importanza di una buona qualità (anche per loro stessi più vantaggiosa), ma serve anche ad avere conferma della quantità che viene restituita durante il processo di lavorazione da Kiboko a FAQ che viene fatto presso terzisti.uganda_dicembre_11

Tutte queste verifiche serviranno anche a rendere più tranquillo il controllo al momento della consegna all’esportatore che, come ho detto sopra, peserà il carico, effettuerà un campionamento da ogni sacco raccogliendo in totale circa 500g di caffè, facendo poi una verifica dei difetti, una misura dell’umidità e una valutazione della tazza.

Tutti i passaggi di caffè o di denaro vengono documentati rigorosamente e con trasparenza:

  • passaggio del caffè Kiboko dal socio al DC,
  • lavorazione Kiboko presso terzisti e quantità di FAQ ottenuta,
  • passaggio del caffè FAQ da DC a Esportatore,
  • pagamento dell’Esportatore a DC,
  • pagamento del terzista per la lavorazione,
  • pagamento del socio sulla base del caffè conferito.

I dati che ci interessano e che possiamo verificare dalle ricevute sono: il prezzo pagato ai coltivatori e il tempo tra la consegna del caffè e il pagamento dello stesso, mediamente una settimana con alcune punte massime di dieci giorni.

Parlando con i soci ho fatto spesso una domanda: “Facciamo finta che io sia un coltivatore tuo vicino di casa, e che tu debba convincermi ad associarmi a UCFA, cosa mi diresti?” Le risposte sono state varie ma ovviamente molto simili, ponevano l’accento soprattutto sulla formazione e sul buon prezzo, ma una mi ha colpito e ve la riporto, anche perché riflettendoci e ripensando a quello che ho visto, mi sono reso conto che vale per molti soci.

uganda_dicembre_12“Non ti direi niente, ti porterei nel mio campo così vedresti la piccola cisterna per raccogliere l’acqua piovana e i lavori fatti per canalizzare l’acqua, noteresti che non c’è plastica e immondizia in giro (magari penseresti “ma chi te lo fa fare?”), vedresti le piante potate e curate, il patio pulito e in terra battuta con i teli per essiccare il caffè. Poi ti inviterei a casa mia per prendere un the, tu vedresti il tetto della mia casa risistemato, magari con un piccolo pannello solare per avere luce la sera, vedresti i miei figli che tornano da scuola, e intorno casa le nostre 5-6 galline per le uova e
due capre per un poco di latte, e capiresti da solo!”

L’ultima mezza giornata che manca all’appello l’ho invece trascorsa presso la sede delle ONG ISP Uganda/Mission Bambini, nostri partner del progetto Uganda insieme a TDA, e proprio per incontrare una rappresentanza di TDA abbiamo programmato questo momento. Capisco subito che, così come noi, anche molti soci di TDA stanno ancora cercando di capire cosa sia esattamente successo l’anno scorso e quali siano stati i reali motivi che hanno portato alla mancata firma dell’Accordo di Partneship da parte di TDA. In realtà forse qualche idea l’abbiamo, proviamo a dircele reciprocamente pur convenendo sul fatto che a questo punto è inutile fare processi, loro sono diplomatici io molto meno e gli confermo che nell’ultimo anno e anche durante questo viaggio, Shadhilly ha lavorato per trovare un partner più affidabile. Alla fine proviamo ad immaginare un qualche futuro per la nostra relazione, e al momento le uniche strade, secondo me percorribili, sono:

  • che i gruppi di produttori interessati di TDA aderiscano a UCFA, anche perché abbiamo scoperto che diversi gruppi legati a TDA hanno già venduto negli anni passati il loro caffè a UCFA
  • che Shadhilly metta in contatto i gruppi, che non vogliono legarsi a UCFA, direttamente con l’esportatore, ma lasciando a loro ogni tipo di onere finanziario ed organizzativo.

uganda_dicembre_14Ne parleranno con gli altri e non so cosa decideranno, noi abbiamo dato la nostra disponibilità a facilitare la comunicazione con UCFA nel primo caso, o con l’esportatore nel secondo.

Il consuntivo della settimana è sicuramente positivo. Questo viaggio ci consegna un partner, la cui conoscenza dovremo ancora approfondire e i cui limiti scopriremo (e loro i nostri!), ma che sta davvero lavorando bene, sicuramente in quanto a sostegno ai piccoli produttori, organizzazione e trasparenza, e anche qualità del prodotto.

Un gruppo che non conosce il commercio equo se non per sentito dire, ma ha capito che la chiave del riscatto sta nel lavorare duro, nell’offrire un prodotto di qualità, nel conoscere il proprio prodotto per poterlo presentare e migliorare, ma soprattutto nel farlo insieme.

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